CHE VALORE DAREMO AI SOLDI ?

venerdì, aprile 08, 2005

cosa resta ?

" Chi non si aspetta l'inaspettabile non lo otterrà mai " diceva il vecchio Eraclito. Elezioni passate: inaspettato ottenuto, dunque. Complimenti a chi ci ha creduto.

Quanto a questo appello potrebbe anche non restarne più traccia, se non nella memoria di qualcuno. E forse andrà così... Tuttavia, credo che sia stata toccata una tematica importante. Dai contributi ricevuti, due citazioni significative :

  1. " come non condividere il disagio per le retribuzioni politiche? più che eccessive verrebbe da definirle sguaiate..." (R.V.)
  2. "...la sollecitazione mi sembra interessante e importante, perché tenta, con un gesto semplice, di porre l'attenzione sul rapporto fra stipendio e lavoro,che nelle amministrazioni pubbliche, e ad alti livelli nelle private,risponde sempre più a logiche di status e di potere che al quantificabile valore del proprio - e altrui, lavoro." (F.N.)
In sintesi, ci pare di essere probabilmente "inciampati" in un problema tuttosommato culturale: come se la classe dirigente (inclusa quella politica) avesse ereditato dal passato un ruolo di rappresentatività aristocratica, da cui ne viene naturale l'attribuzione di "appannaggi" più che di "stipendi".

Insomma, anche per non essere accusati di scivolare nella demagogia (accusa sempre pronta, soprattutto quando non è così) bisogna dire che il problema non sta solo nella quantità di denaro, ma forse soprattutto nella qualità del medesimo in quanto retribuzione, nei suoi correlati empirici ed oggettivi. Che la politica abbia dei costi è indubbio, però perchè non analizzarli, prevederli, compartimentarli ? Alla lunga non darebbe un giovamento alla politica stessa? Trovare dei parametri non è come mettere degli argini alla libera degenerazione, all'infezione opportunistica ? Che la politica ritrovi un pò di dignità sociale non è una priorità che dovrebbe darsi la politica stessa ?

Se è inevitabile, vista la complessità dei sistemi, che la politica diventi una professione a tempo pieno per coloro che la praticano, non sarebbe opportuno cominciare ad applicare i diritti del lavoro (e i doveri) in misure meno discrezionali e scriteriate ?

Certo la tematica è complessa, però tra questo e il nulla, ci piacerebbe che qualche tentativo si facesse per farla diventare di attualità. Oggi è curiosamente trascurata, bipartisan, si direbbe.

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